La presa di posizione sulla legge
per salvaguardare Berlusconi dai processi e sul referendum Fiat

 

Il Senatore Giordano
rinnova la fiducia al Premier

18/01/2011

ROMA - Apprendo senza grande sorpresa, ma con forte preoccupazione, la sentenza della Corte Costituzionale che ha parzialmente bocciato la legge sul Legittimo Impedimento. Senza grande sorpresa perché, dopo il suo precedente pronunciamento sul Lodo Alfano, era plausible aspettarsi lo stesso tipo di ‘trattamento’ per il Legittimo Impedimento. Con una forte preoccupazione perché, in base al principio enunciato dalla Consulta, sarà la magistratura ad autorizzare di volta in volta l’esecutivo a procedere con l’azione di governo, interrompendone, nella più totale discrezione, l’azione programmatica ‘concordata’ dal premier direttamente con gli elettori. Ancora una volta la magistratura ha voluto influenzare, anzi storpiare “pro domo sua”, le decisioni del Parlamento. Una ‘prassi’ deleteria che continuerà a riprodurre un’anomalia tutta italiana: come ormai succede dal 1994, il Presidente del Consiglio tornerà ad essere facile bersaglio della persecuzione di alcune Procure politicizzate e militanti. Con enormi danni per l’immagine del Paese nel mondo e forti ripercussioni sulla capacità operativa del governo.

La Consulta, infatti, ha stabilito che spetta ai magistrati valutare gli estremi per rinviare un procedimento giudiziario a carico del capo del governo e dei ministri, rifiutandone l’automaticità, per di più autocertificata direttamente da Palazzo Chigi, e l’obbligo per il giudice di rinviare l’udienza fino a sei mesi. Certo, i 15 giudici non hanno rifiutato ‘in toto’ l’impianto della legge (altrimenti sarebbe stata bocciata direttamente in quanto incostituzionale), ma ancora una volta assistiamo ad un tentativo dell’ “ordine” giudiziario di travalicare le proprie competenze e surclassare il “potere” politico, un comportamento dalle conseguenze inimmaginabili in un regime di democrazia. Appare infatti fin troppo chiaro che chi viene eletto, e gode della legittimità popolare, ha il sacrosanto diritto/dovere di governare. Tutti i procedimenti a carico del premier devono essere congelati e riprendere solo alla cessazione del suo mandato. Così come avviene in altri paesi d’Europa. Una regola democratica facile ed elementare. Ancora una volta , perciò, appare sempre più improcastinabile la necessità di ripristinare un equilibrio tra i poteri dello Stato con una riforma strutturale della giustizia, in particolare, e dell’ordinamento dello stato, in generale.

Questi devono essere i prossimi obiettivi del PdL. Sono certo che la sentenza della Corte Costituzionale non condizionerà in alcun modo la stabilità del governo di centrodestra. Nessuna Procura può sovvertire la scelta - forte e chiara – fatta dagli italiani alle ultime elezioni politiche. Berlusconi vada avanti, forte della legittimazione ricevuta direttamente dal Popolo, a cui la Carta fondamentale attribuisce piena sovranità. Gli italiani hanno più volte ribadito, attraverso il voto, da chi vogliono essere governati. Dopo la fiducia parlamentare del 14 dicembre scorso, e con il Pd nel caos, l’opzione del voto anticipato mi sembra ormai una possibilità sempre più remota e impraticabile. Rinnovo dunque la mia fiducia al Presidente Silvio Berlusconi e invito il governo a proseguire la sua azione riformatrice per cambiare e modernizzare l’Italia.

E sulla Fiat: bene il sì a Marchionne Mirafiori ha scelto la strada del cambiamento, dell’innovazione, del futuro. Una svolta epocale nelle relazioni industriali del nostro Paese. Da oggi prevale un nuovo modello contrattuale, in cui i lavoratori sono più motivati, più coinvolti e meglio pagati. L’Italia sta cambiando. E ancora una volta la Fiat sta facendo da apripista alle sfide della modernità, scacciando i fantasmi di un sindacalismo novecentesco e ideologizzato. Con un altissimo tasso di partecipazione, infatti, la maggioranza dei lavoratori Fiat – dimostrando un grande senso di responsabilità e una profonda maturità - ha detto ‘sì al nuovo accordo sul contratto siglato tra Marchionne e quasi tutte le sigle sindacali. Tutte tranne la Fiom. Che però ora deve prendere atto di un risultato importante ed inoppugnabile, che garantisce l’avvio dell’investimento di oltre un miliardo di euro che verrà realizzato da una joint venture tra Chrysler e Fiat. La democrazia funziona così: la maggioranza detta la linea e la minoranza si adegua. Senza arroganza, presunzione o complessi di superiorità: sono certo che Sergio Marchionne avrà la capacità di ascoltare e riassorbire il disagio manifestato da un numero significativo di operai.

Dopo la battaglia per il referendum, ora è il momento della coesione e dell’unità. Ancora una volta la Cgil e il Pd, salvo voci isolate come quelle di Fassino, Chiamparino e Renzi, hanno perso una ghiotta occasione per mettersi al passo coi tempi, hanno scelto il muro contro muro, trinceandosi dietro una visione datata e superata dei rapporti industriali, ormai improponibile in una società globalizzata come quella attuale. Grazie a Marchionne, invece, la cui linea è stata apertamente sostenuta dal governo Berlusconi, oggi l’Italia può guardare alle sfide del presente e del futuro con maggiore fiducia e sicurezza.


Italia Chiama Italia - Calabresi nel mondo
Puntata del 6 febbraio 2011 su Rai Italia

Servizi di Cristiano de Florentiis:
Intervista al Senatore Basilio Giordano
Puntata del 6 febbraio 2011 su Rai Italia

 

Basilio Giordano (PdL): gli italiani
all'estero e Berlusconi

Italiachiamaitalia.com - 12 ottobre 2008