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Corriere Canadese del 28-03-2008

Basilio Giordano (PdL):
“Andrò a Roma con le idee chiare”


Basilio Giordano, candidato per il Pdl
al Senato presenta il suo programma

Non aveva intenzione di correre e non ha nessuna tessera in tasca Basilio Giordano, ma quando gli hanno offerto di rappresentare gli italiani all’estero non si è tirato indietro. In lista al Senato per il Pdl, dice che se verrà eletto andrà “a Roma con le idee chiare” e si dedicherà con passione a quella che lui definisce come una “missione”, forte della sua esperienza oltreoceano come direttore del Cittadino Canadese e non solo.

Quali sono i punti principali del suo programma?

“Innanzitutto l’aumento delle pensioni e il miglioramento dell’assistenza sociosanitaria. Questo è un punto che sta molto a cuore ai nostri anziani, soprattutto per coloro che sono in pensione. A molte persone che hanno ricevuto dei rimborsi, degli arretrati dallo Stato italiano è capitato di sentirseli chiedere indietro. È una cosa che accade ancora. Ed è una vera preoccupazione per i nostri pensionati”.

Oltre a questo lei si vuole occupare anche della questione della cittadinanza

“Come sa abbiamo avuto il privilegio di poter riprendere la cittadinanza. I nostri perdevano questo diritto, soprattutto in Nord America, una volta che ottenevano quella del Paese che li accoglieva. La nostra gente non ha rifiutato la cittadinanza italiana, l’ha persa automaticamente. È giusto che ora possano riacquistarla senza il requisito della residenza in Italia”.

Per quanto riguarda la questione della lingua e della cultura italiana invece?

“Serve un forte potenziamento. Abbiamo i nostri Istituti di Cultura che fanno un ottimo lavoro, però, nella mia esperienza, io trovo che questi organi fanno bene il loro compito, ma lo fanno soprattutto con i non italiani, cercando di promuovere la nostra cultura con la gente del luogo. A volte mettiamo da parte la nostra gente, mentre noi abbiamo bisogno che i nostri figli vengano accolti da questi istituti. Ci si dovrebbe dedicare prima ai figli della nostra gente e poi agli altri”.

Un occhio di riguardo per la comunità italiana insomma...

“Non so se si può definire così. A volte ci sono delle pubblicità istituzionali che il governo italiano fa attraverso gli istituti di cultura ma non attraverso la nostra stampa italiana all’estero, bensì attraverso riviste specializzate o quotidiani nazionali in altre lingue. Questa è una mancanza di rispetto e di tatto, perché noi prima di andare a convincere gli altri dobbiamo interessare noi stessi e i nostri figli”.

Nel suo programma parla anche di valorizzare l’associazionismo

“Esiste da sempre, ma vorrei che esistesse con più qualità. Prima ci si riuniva perché si era fuori dalla madre patria, oggi invece le cose sono cambiate. Si è evoluto e ha acquisito molto peso, per merito dei presidenti delle associazioni ma anche della gente comune, arrivando a creare rapporti con le province e le regioni. I nostri emigrati sono stati praticamente i migliori ambasciatori. Questo lo dicono i politici italiani da sempre, ma poi, quando tornano in Italia non fanno nulla per valorizzare la nostre comunità. E poi una riforma dei Cgie e dei Comites, per dare una voce più forte e autorevole alle nostre comunità nelle rappresentanze istituzionali».

Parlando di comunità italiane all’estero, le business comunity degli emigranti potrebbero essere un ponte di sbarco per la piccola e media impresa italiana fuori dai confini nazionali?

“Certo. La nostra gente è stata per anni la nostra migliore bandiera in tutti i sensi. Prima dell’arrivo di prodotti di lusso o delle grandi marche, hanno fatto pubblicità ai nostri prodotti. Molti di quelli oggi in voga erano sconosciuti, dalla pasta, all’olio e al nostro vino. Questo cambiamento radicale è arrivato con gli emigranti che vivono qua ormai da 50 anni, non con i ministri o con i presidenti”.

Gli italiani che vivono in Canada mantengono comunque dei forti legami con la madre patria. Nel suo programma c’è anche la volontà di rafforzare i collegamenti aerei con l’Italia...

“È un punto che conosco bene, perché nel corso della mia esperienza in Canada ho fatto anche l’agente di viaggi. Quindi so come funzionavano le cose 30 anni fa e come funzionano ora. Prima avevamo sette voli settimanali da Montréal e altrettanti da Toronto. Adesso abbiamo due voli settimanali dall’Italia per Toronto. Quindi siamo andati indietro in questo senso”.

Ma volendo cambiare questa situazione, non crede che le difficoltà di Alitalia possano costituire un ostacolo?

“Secondo me si tratta di un discorso solo politico. Io ho incontrato  il presidente Alitalia di turno una ventina di anni fa quando venne in Nord America e gli chiesi perché avessero tragliato i voli verso Montréal e Toronto, mentre continuavano  a viaggiare in posti dove non c’erano comunità italiane. Mi rispose che mantenevano quelle rotte per una questione di immagine, anche se non erano presenti comunità italiane che le giustificassero.

In Nord America e soprattutto in Canada, invece, c’è la popolazione per giustificare questi voli con la madre patria. Purtroppo questo punto è stato ignorato e chi ora sta capitalizzando sono altre compagnie aeree come Klm, Lufthansa e AirFrance. Ora che Alitalia è in condizioni disastrose le scuse sono tutte buone. Ma si tratta di una questione per cui mi batterei se venissi eletto. Perché è solo una questione di volontà politica. Il resto c’è, e a giustificare i voli non c’è solo la comunità italiana ma il fatto che oggi tutti vogliono visitare l’Italia».

Un altro punto di contatto importante per gli emigranti è l’informazione. Anche alla luce della sua esperienza professionale, qual è la sua opinione su questo settore?

“L’informzione è senzaltro importante e non mi riferisco solo a Rai International, ma è da qui che partirei. Perché gli orari e i programmi che abbiamo adesso non sono tra i migliori e non è quelo che si vede in Italia. Poi anche la radio e la carta stampata per gli italiani all’estero, media trattati un po’ come la cenerentola dell’informazione. Abbiamo bisogno di essere riconosciuti e di avre maggiori risorse, perché è questo che ci è stato promesso sia dal governo precedente che da quello uscente. Questo, insieme alle pensioni e alla questione delle linee aeree, è uno dei miei cavalli di battaglia”.

Pensando proprio alla legislatura  uscente e al peso dei senatori eletti all’estero, che conclusioni trarrebbe tracciando un bilancio?

“Secondo me avrebbero potuto portare a casa molto di più. Non voglio accusare nessuno, ma mi pare che l’unico che ha ottenuto qualcosa sia stato il senatore Pallaro, che ha portato 36 milioni di euro in Argentina”.

Parlando ancora di servizi ai cittadini, cosa pensa della chiusura del consolato di Edmonton?

“Si tratta di un servizio che hanno tolto per sempre alla nostra gente. Io non ho le cifre precise, ma si parla di circa 10mila persone che vivono in quella zona. E il Canada non è, per fare un esempio, il Belgio. Si tratta di un Paese 36 volte l’Italia e ora un nostro connazionale che ha bisogno di un servizio dovrà prendere un aereo o guidare per ore per arrivare a Vancouver, piuttosto che Toronto e Montréal”.

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